La Messa della domenica


di Giovanni Lovisi
La Messa della domenica è un rito per la nostra famiglia. Ci alziamo sempre molto presto per non arrivare in ritardo alla Messa e per fare la colazione con calma. Mentre camminiamo per le strade, mio padre mi tiene le mani strette e sicure, e così attraversiamo tutta la città fino alla chiesa centrale, chiamata San Francesco di Paola. Ci sediamo in seconda fila, accanto alla famiglia Riccio. Mio padre li saluta in dialetto lucano e, per qualche istante, ritorna al suo passato. Davanti a noi c’è un bellissimo altare, tutto decorato in marmo bianco di Carrara. Sullo sfondo, prevale l’immagine del santo scolpita in bronzo lucido. Durante la Messa ascoltiamo con attenzione le parole del sacerdote, che spiega in modo eloquente i versetti della Scrittura.
Al momento della comunione aspettiamo in fila intorno all’altare. Quando ricevo l’ostia consacrata e chiudo gli occhi, tutto intorno a me sembra cambiare all’istante. È come se la mia anima si fosse liberata dal corpo e volasse libera come un uccello all’interno della chiesa. Dall’alto della cupola, ornata di affreschi e mosaici sacri, guardo mio padre e tutto l’amore fraterno che traspare dai suoi occhi. Allo stesso tempo, osservo la mia famiglia inginocchiata davanti all’altare, ringraziando la benevolenza divina. Sono momenti di profonda accoglienza.
Tuttavia, pochi minuti dopo, quando riapro gli occhi, la realtà della vita terrena si impone e la quotidianità torna a consumare il mio essere. Cosicché, dopo gli ultimi riti della Messa, con l’anima ormai nutrita dall’amore divino, afferro ancora una volta le mani salde di mio padre, che mi riconduce con sicurezza alla mia routine infantile.