Il potere e la sua perversione


Gianfrancesco Caputo
Jacob Burckhardt ci ha lasciato un monito essenziale: il potere, per sua natura, tende alla corruzione e all’espansione illimitata. Nel suo “Considerazioni sulla storia universale” descrive la politica come una forza che, se non bilanciata da limiti e responsabilità, diventa “demoniaca”. Il potere, in altre parole, non è semplicemente uno strumento, ma una pulsione che si autoalimenta, sovrapponendosi alla società fino a soffocarla.
Questa visione è di straordinaria attualità.
Assistiamo a un mondo in cui il potere si giustifica con la propria esistenza, dove chi governa spesso confonde l’autorità con l’impunità, l’ambizione con la missione. Ma il problema non è solo degli individui, è insito nella struttura stessa del potere, che, se lasciato a se stesso, degenera inevitabilmente.
Ecco perché abbiamo bisogno di un’etica politica che non sia moralismo sterile. La politica non deve essere un’arena di pure intenzioni, ma di azione responsabile, in cui il fine non giustifica i mezzi e l’esercizio del potere rispetta sempre la libertà e la dignità umana. L’etica politica, a differenza del moralismo, non impone dogmi, ma pone limiti.
Ci insegna che il potere deve servire, non dominare.
Solo così possiamo evitare la deriva che Burckhardt temeva, quella di un potere che, privo di freni, si trasforma da mezzo in fine, divorando tutto ciò che incontra. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Gianfrancesco Caputo
Coordinatore Partito Socialista Italiano Golfo di Policastro