Polizza disastri: nuovo fardello per le piccole e medie imprese


di Gianfrancesco Caputo
L’introduzione della cosiddetta “polizza disastri” per le piccole e medie imprese (PMI) rischia di trasformarsi in un nuovo peso economico per il tessuto produttivo italiano. Questo obbligo, che prevede la stipula di un’assicurazione privata per la copertura dei danni da calamità naturali, solleva interrogativi sulla sua reale utilità e giustizia sociale. Non solo penalizza le aziende già gravate da costi elevati, ma sembra soprattutto favorire le compagnie assicurative, le quali hanno già registrato profitti record negli ultimi anni.
Le catastrofi naturali – terremoti, alluvioni, frane – non possono essere trattate come semplici eventi di rischio individuale, ma devono essere considerate una questione di interesse collettivo. L’articolo 3 della Costituzione Italiana sancisce il principio di eguaglianza e impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano il pieno sviluppo delle persone e delle imprese. Inoltre, l’articolo 97 prescrive che l’amministrazione pubblica debba operare con efficienza ed equità per il bene della collettività.
Imporre alle PMI una polizza obbligatoria significa scaricare sulle imprese una responsabilità che, secondo il dettato costituzionale, spetta allo Stato. In un Paese soggetto a frequenti eventi naturali distruttivi, la risposta alle calamità deve essere strutturata attraverso un sistema pubblico di protezione e intervento, non demandata al mercato assicurativo.
La gestione dei danni da eventi naturali deve rimanere una prerogativa pubblica, attraverso fondi di emergenza e meccanismi di solidarietà nazionale, non attraverso polizze private che alimentano gli extraprofitti delle assicurazioni. È compito dello Stato garantire interventi tempestivi e adeguati, come avviene in altri Paesi, senza trasformare il diritto alla sicurezza economica in un’opportunità di guadagno per pochi.
In un momento in cui le PMI affrontano difficoltà economiche crescenti, aggravate dall’inflazione e dall’aumento dei costi di produzione, un nuovo onere come la “polizza disastri” rischia di essere insostenibile. Piuttosto che obbligare le aziende a finanziare un sistema privato, il governo Meloni dovrebbe rafforzare il Fondo per le emergenze nazionali e garantire che le risorse pubbliche siano utilizzate per la protezione del tessuto economico del Paese, invece l’unica decisione in merito da parte del Consiglio dei ministri è stata una proroga, per alcune categorie di imprese, con l’obbligo di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni direttamente provocati da calamità naturali ed eventi catastrofali , pertanto il termine del 1° aprile viene spostato: al 1° ottobre 2025 per le medie imprese; al 1° gennaio 2026 per le piccole e micro imprese, rimane fermo al 1° aprile per le grandi imprese, una misura che non risolve e rinvia il problema.
L’introduzione di un’assicurazione obbligatoria per le calamità naturali rappresenta un’ingiustizia che penalizza le imprese e avvantaggia le compagnie assicurative, le quali, negli ultimi anni, hanno registrato guadagni considerevoli grazie all’aumento dei premi e alla riduzione dei risarcimenti. Invece di imporre nuovi costi alle PMI, il governo dovrebbe adempiere ai propri obblighi costituzionali e garantire un sistema di protezione equo e sostenibile.
Le calamità naturali non sono una questione privata, ma un problema collettivo. E come tale, devono essere affrontate dallo Stato, non lasciate nelle mani del mercato assicurativo.
Gianfrancesco Caputo
Coordinatore Partito Socialista Italiano Golfo di Policastro