19 Settembre 2024

Calabria. – Sanità calabrese: milioni di euro spesi per la migrazione sanitaria

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Riceviamo e Pubblichiamo

Prolungato il commissariamento, mentre si spendono 300 milioni di euro per la migrazione sanitaria. Scellerata la scelta di prolungare il commissariamento della Sanità calabrese. Lo scrive la segreteria della Cgil Sibaritide Pollino Tirreno in una nota stampa. Secondo il sindacato, bisogna tornare al regime ordinario, visto che i cittadini continuano a pagare un’addizionale regionale alta e la spesa prodotta dalla migrazione sanitaria.

Il comunicato stampa della Cgil

Se pure la scelta di prolungare il commissariamento per l’emergenza sanitaria in Calabria, può fare comodo al Presidente/Commissario Occhiuto e al governo centrale, non altrettanto si può affermare per il sistema sanitario calabrese. Da un lato, infatti, il commissario governa la sanità senza la necessità di rispettare le regole democratiche del confronto; e il governo nazionale trae vantaggio da questa situazione continuando a imporre sacrifici ai Calabresi. Ricordiamo, peraltro, che da molti anni, e per colpa del commissariamento sanitario, i Calabresi pagano l’addizionale regionale nella percentuale più alta consentita.

Tredici anni di commissariamento, però, non sono più sopportabili. Le conseguenze le stanno pagando i Cittadini, ma anche tutti gli Operatori della sanità, che sono sempre di meno, sempre più stanchi, sempre più stressati e sfiduciati. Nel frattempo, è lievitata la migrazione sanitaria, il cui costo è diventato una delle più importanti voci di spesa della Regione: solo lo scorso anno oltre 300 milioni di euro spesi dalla Calabria a favore di altre Regioni, come la Lombardia, il Lazio, l’Emilia Romagna, con una tendenza costante alla crescita.

I problemi purtroppo non finiscono qui. Proprio in questi giorni, il Parlamento sta accelerando sullo scellerato patto politico di maggioranza, denominato autonomia differenziata, che altro non è se non l’applicazione del principio per cui ogni Regione spenderà sulla base della spesa storicizzata, di fatto eliminando la solidarietà nazionale. In pratica, in attuazione dell’autonomia differenziata, ogni Regione potrà spendere sulla base della ricchezza da essa stessa prodotta, e comunque in base a quanto speso finora. Ecco i vantaggi per il governo e per le Regioni del nord, favorevoli all’autonomia differenziata: la minore spesa sanitaria calabrese, imposta tramite il commissariamento, costituirà il futuro tetto di spesa sanitaria della Calabria; ma il bisogno di sanità, che non potrà (come già oggi) essere soddisfatto nella nostra Regione, continuerà ad essere garantito dalle altre Regioni, obbligando i Calabresi a ulteriore spesa per migrazione sanitaria.

Ecco perché è ancora più urgente ritornare al regime della gestione ordinaria della sanità calabrese. Il commissariamento, infatti, ha ulteriormente abbassato i livelli essenziali di assistenza, ha impedito gli investimenti infrastrutturali più importanti e ha bloccato il turn over, con il risultato che, oggi, in tutta la Calabria non c’è struttura sanitaria, che non sia carente di Personale. Infine, questo “dimagrimento” imposto alla sanità calabrese, rischia di fare da apripista (in quanto spesa di futuro riferimento) all’interno di una riforma costituzionale, l’autonomia differenziata, in cui gli egoismi regionali avranno la meglio sui principi di sussidiarietà e solidarietà nazionali.

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